Quello che é successo con il referendum di Cortina, e prima ancora con gli altri tentativi di passaggio al Trentino di alcuni comuni veneti é un fatto che puó essere interpretato in diversi modi. Chi gli dá un’interpretazione di tipo storico, chi quasi nazionalistico, chi la vede solo in chiave puramente economica.
In effetti i fatti accaduti (ultimo quello di alcuni comuni emiliani che vorrebbero passare sotto la provincia di Cremona) sono diversi cosí come le motivazioni e l’”ambientazione”; tuttavvia trovo in tutti una motivazione comune ossia quella di passare in un territorio dove si é meglio amministrati. Non solo quindi una questione prettamente economica ma molto piú ampia che coinvolge l’intero sistema amministrativo.
Quello che stá accadendo é una sorta di federalimo all’incontrario: fintanto che si é potuto si é cercato di dare fiducia alle istituzioni locali addosando allo stato centrale e centralista tutte le colpe della cattiva amministrazione. Ora che questo processo di “delocalizzazione” evidenzia i suoi limiti e non potendosi ulteriormente delocalizzare si va alla ricerca della soluzione dei problemi cercando di aggregarsi con chi stá meglio percorrendo il processo federalista all’incontrario. Tutti chiederebbero, a paritá di condizioni, di passare all’Alto Adige o al Trentino, ricomponendo cosí lo stato centralista.
Perché se é vero che l’Alto Adige (e il Trentino) sono ben governati (dove buon governo ha un significato comunque relativo – non si ruba o si ruba poco) é altrettanto vero che l’Alto Adige é amministrativamente quanto di meno federalista si possa immaginare: una provincia cannibale governata da sempre da un solo partito che detiene una maggioranza assoluta e che sottopone la societá civile al giogo etnico che é parte caratterizzante del proprio statuto.
Ma tant’é: vuoi per la maggior disponibilitá economica, vuoi per la maggiore onestá e competenza dei propri amministratori, vuoi per via della semplificazione enorme che avere una maggioranza assoluta comporta qui si é meglio amministrati.
È ed significativo, sconcertante e buffo che tutti vogliano venire in un posto dove molti invece si sentono in disagio.
Novembre 5, 2007 at 11:55 am
Buona analisi. Alla fine fa vedere che la “dittatura democratica”, come viene chiamata da un mio amico politologo, è attraente ficnhe da ai propri cittadini certe convenienze.
Alla fine anch’io non sono molto contento come certe cose vengono risolte nella ns. provincia, ma se dovessi cambiare non un altra rimarrei perplesso.
Novembre 5, 2007 at 4:43 pm
Ciao Sergio,
ho letto la mail che mi hai mandato e sarei ben contento di conoscerti, ma venerdì sera arriverò nella miglore delle ipotesi attorno alle 21 e ho già promesso a Doris Moser, proprietaria dell’albergo Maratscher, che avremmo cenato insieme.
Però sto in “trattativa” con Gabriele (étranger) per cenare insieme sabato sera da Zur Rose. Se vuoi essere dei nostri ne sarei felice. Ci sarà anche mia moglie Laura. Fammi sapere
Novembre 6, 2007 at 9:59 am
rovino, ti risposto privatamente
Marzo 7, 2008 at 9:07 pm
Caro Sergio
Non so comme finirano le elezioni in Italia, ma io che sono francese, ti posso dire che all’estero,e nel mio paese in particolare, l’onorevole Berlusconi (invece di Prodi) e’ odiato da tutti, gente comune come media. Ha fatto brutta figura quando era presidente del consiglio e ha lasciato l’Italia in una situazione pessima, dal punto di vista economica, come morale…
Alcuni gridano qua in Francia, “tutti salvo Sarko”, io grido “aiuto, mamma mia,tutti salvo Berluska!”
Salutoni
Denis