
Ha avuto grande risalto sulla stampa nazionale la notizia che nelle statistiche sulla qualità della preparazione degli alunni i nostri siano pessimi in matematica e fra gli ultimi nelle discipline scientifiche, battuti anche dai paesi europei più disastrati (es Romania).
La stessa statistica al contrario mostra come paesi emergenti quali India e Cina eccellano superando abbondantemente sia i paesi europei piú avanzati, sia gli Stai Uniti che si piazzano circa a metà classifica.
Nel caso italiano poi la cosa é aggravata dal fatto che le iscrizioni alle facoltá scientifiche (in senso stretto: fisica, matematica, chimica…) sono quasi allo zero (una lieve ripresa quest’anno) annullando di fatto una lunga e florida tradizione.
Nei commenti però non ci si é in generale soffermati sulle cause del fenomeno e in molti casi nemmeno al suo significato e alla ricaduta pratica a livello sociale ed economico.
Intanto una prima considerazione: il sistema scolastico é spesso uno specchio della società e tende a conformarsi con le richieste reali del sistema economico.
Il fatto che non si investa nella ricerca pura e nemmeno in quella applicativa ha come logica conseguenza che nessuno più si iscriva nelle facoltà che hanno uno sbocco primario in quell’area.
Il fatto che le aziende che operano in settori hi-tech siano praticamente sparite e le poche rimaste abbiano profili principalmente commerciali spiega anche il motivo per cui anche ingegneri (quelli *veri*, non quelli di ultima generazione tipo ingegneria gestionale ecc. ) o informatici siano in netto calo.
I giovani non sono per niente stupidi e capiscono quello che conviene fare per avere una prospettiva di carriera alettante.
Nelle amministrazioni e nelle aziende i ruoli più prestigiosi o remunerativi sono occupati da figure non tecniche (anche nelle aziende o comparti tecnici) mentre chi opera nel settore tecnico é considerato poco più che un operaio. In altre parole la competenza, in particolare quella tecnica, risulta addirittura squalificante. Contando poi che le materie scientifiche sono in generale molto difficili, si capisce come mai nessuno ci si voglia più cimentare.
Questo stato di cose non é affatto una novità ed ha avuto come effetto non solo il calo delle iscrizioni a certe facoltà o lo scadimento dell’insegnamento di alcune materie, ma ha prodotto un progressivo e inarrestabile depauperamento delle strutture tecniche che si sono viste privare dei migliori elementi costretti, per far carriera, a trasformarsi in manager o burocrati (spesso scadenti) segnando di fatto la totale scomparsa dell’Italia dai settori tecnologici.
Ho letto in alcuni commenti anche un’inesattezza: si tende ad attribuire la scarsa qualità dell’insegnamento delle materie scientifiche ad una questione di tipo storico essendo l’Italia da sempre prevalentemente caratterizzata da una cultura di tipo umanistico.
Se da una parte questo é vero (basta guardare i programmi di matematica e fisica nelle scuole superiori, Licei compresi, per convincersene), dall’altra questo non ha impedito in passato alla cultura scientifica di eccellere e agli studenti di avere una preparazione dignitosa.
Concludo con un paio di esempi a mio avviso molto significativi :
- L’Italia é fra i paesi industrializzati con il maggior numero di cellulari e il minor numero di PC;
- L’Italia ha bisogno di immigrati (anche cinesi e indiani) solo per effettuare lavori umili, mentre negli Stati Uniti ai vertici tecnici di moltissime aziende sono sempre più spesso indiani e cinesi che da noi al più avrebbero raccolto pomodori;
- Nessuna delle principali aziende in termini di capitalizzazione é nel settore tecnologico;
- Per non parlare dei contributi per la ricerca in cui siamo fanalino di coda a livello intergalattico
Se questi sono i presupposti…beh, non c’è proprio da stupirsi ma solo da preoccuparsi.