Esiste al mondo una (non) categoria molto bistrattata ma altrettanto importante: gli informatici. In particolare quelli che lavorano nei grandi centri di calcolo o per le grandi aziende di software, di telecomunicazioni o banche.

L’Italia sta in piedi grazie al lavoro a volte massacrante e quasi mai riconosciuto di questi lavoratori.

Pensate: normalmente gli operatori informatici sono inquadrati contrattualmente come metalmeccanici ed é una delle categorie in cui il lavoro (spesso assai qualificato) a progetto é piú diffuso. Gli stipendi mediamente bassi.

Una cosa estremamente significativa é che molte amministrazioni (fra cui quella in cui vivo) reclutano programmatori ed analisti informatici attraverso veri e propri contratti di “body rental” con le aziende informatiche, le quali si trasformano così in agenzie di lavoro interinale perdendo la loro specificità e rafforzando la percezione che si ha del programmatore ( = operaio).

Visto che ormai in Italia, come dimostra il caso dello sciopero dei camionisti, ogni categoria può usare forme estreme di protesta, sarebbe il caso che questa (non) categoria approfittasse della situazione per palesarsi : basterebbe un giorno di sciopero (limitato al non lavoro senza forme illegali simili a quelle usate dai camionisti) per paralizzare il paese in modo ben piú grave di quanto successo questa settimana.

E allora, cari informatici: perché non provarci ?

P.S.

Il fatto che gli informatici non rappresentino una vera categoria é la dimostrazione che certi campi dove la “deregulation” del lavoro é massima (attenzione: non quella di mercato però dove sopravvivono nicchie intoccabili) e dove il livello culturale é piú elevato la tutela dei lavoratori é praticamente sparita. La cosa dovrebbe far riflettere.
inoltre questa é una situazione tipica dell’Italia e in particolare dei paesi a scarsa vocazione tecnologica/innovativa. In tutti i paesi del nord europa la situazione é radicalmente differente.