Le lingue sono importanti, anzi importantissime.
Ma oggettivamente credo che si stia sovrastimando la loro importanza.

La lingua non può essere più importante della competenza reale che serve per un determinato tipo di lavoro.

Preferireste essere curati da un medico russo che capisce poco o nulla l’italiano oppure da un medico locale che capisco poco o nulla di medicina ?

Ecco: quando si arriva ad anteporre la conoscenza delle lingue alla reale capacità professionale si commette un errore di sopravvalutazione.

Lo so, detto da me che con il tedesco me la cavo malino (ho comunque il patentino “A” per quello che conta…) l’affermazione é debole e perciò cercherò di argomentare meglio.

Mi vengono in mente alcuni controesempi.

Nei paesi anglofoni (l’inglese é la lingua dominante) l’importanza delle lingue é molto meno sentita. Loro hanno un duplice vantaggio: conoscono la lingua dominante e possono scegliere le persona liberamente in base cioè alle sole competenze richieste per la mansione da occupare. La cosa particolare però é che in questi paesi la questione linguistica é poco sentita anche a parti invertite. Se andate negli Stati Uniti e siete bravi a fare qualcosa di complesso a nessuno frega nulla che voi sappiate o meno bene l’inglese (e in realtà nemmeno se avete i capelli verdi, siete stravaganti ecc.).

Quello che conta é che siete bravi: la lingua é un dettaglio, la imparerete strada facendo.

Questo é a mio avviso un atteggiamento molto pragmatico e condivisibile perché non avvalla l’equazione errata conoscenza delle lingue = competenza come invece avviene da noi. È un modo di interpretare il concetto stesso di competenza che è diverso.

Ora mi domando: perché in Alto Adige (e più in generale in Europa) si sopravvaluta questo aspetto in alcuni casi anche in modo estremo ?
Risponderò a questa domanda con un’altra più esplicativa ma equivalente: come mai negli Stati Uniti si vendono tantissimi PC e pochi cellulari mentre in Italia succede esattamente l’opposto ?
Meditate …