Le lingue sono importanti, anzi importantissime.
Ma oggettivamente credo che si stia sovrastimando la loro importanza.
La lingua non può essere più importante della competenza reale che serve per un determinato tipo di lavoro.
Preferireste essere curati da un medico russo che capisce poco o nulla l’italiano oppure da un medico locale che capisco poco o nulla di medicina ?
Ecco: quando si arriva ad anteporre la conoscenza delle lingue alla reale capacità professionale si commette un errore di sopravvalutazione.
Lo so, detto da me che con il tedesco me la cavo malino (ho comunque il patentino “A” per quello che conta…) l’affermazione é debole e perciò cercherò di argomentare meglio.
Mi vengono in mente alcuni controesempi.
Nei paesi anglofoni (l’inglese é la lingua dominante) l’importanza delle lingue é molto meno sentita. Loro hanno un duplice vantaggio: conoscono la lingua dominante e possono scegliere le persona liberamente in base cioè alle sole competenze richieste per la mansione da occupare. La cosa particolare però é che in questi paesi la questione linguistica é poco sentita anche a parti invertite. Se andate negli Stati Uniti e siete bravi a fare qualcosa di complesso a nessuno frega nulla che voi sappiate o meno bene l’inglese (e in realtà nemmeno se avete i capelli verdi, siete stravaganti ecc.).
Quello che conta é che siete bravi: la lingua é un dettaglio, la imparerete strada facendo.
Questo é a mio avviso un atteggiamento molto pragmatico e condivisibile perché non avvalla l’equazione errata conoscenza delle lingue = competenza come invece avviene da noi. È un modo di interpretare il concetto stesso di competenza che è diverso.
Ora mi domando: perché in Alto Adige (e più in generale in Europa) si sopravvaluta questo aspetto in alcuni casi anche in modo estremo ?
Risponderò a questa domanda con un’altra più esplicativa ma equivalente: come mai negli Stati Uniti si vendono tantissimi PC e pochi cellulari mentre in Italia succede esattamente l’opposto ?
Meditate …
Dicembre 19, 2007 at 1:02 pm
Scusa se mi oppongo al tuo esempio americano. Loro non sentono questo problema linguistico, perchè lo ignorano. Se non parli l’inglese e voi lavorare per loro non hai chance. È fissata come requisito minimissimo anche nella green card ecc.
Molti americano non imparano neanche altre lingue – visto che l’inglese è una lingua dominante. Hanno anche problemi per questo nel loro paese, visto che ultime stime parlano del 30% di immigrati ispanici che come madre lingua hanno lo spagnolo. E così in certi casi è preferibile sapere più lingue oltre all’inglese.
Quello che voglio dire è che si è vero che non si deve dare un valore supperiore assoluto alla lingua sopra la competenza, ma senza le conoscenze linguistiche non si può neanche sfruttare a pieno le competenze. E perciò preferisco rendermi conto che un dottore non è competente perchè capisco che mi racconta frottole che rischiare un intervento con un dottore che magari ha capito male i miei malanni.
Dicembre 19, 2007 at 1:30 pm
Ti assicuro che negli States il requisito della lingua é requisito solo per l’immigrazione, ossia verso le persone senza competenze specifiche. Se sei una persona di valore non ci pensano due volte a prenderti anche se non hai conoscenza linguistiche.
Sei valutato per quello che sai e non per come sai esprimerti.
Almeno nel mio campo é cosí, ma ho esempi anche in altri campi.
Se poi preferisci farti mettere le mani addosso da un incompetente ma che é bravissimo con Dante o Göthe, beh, ognuno é libero di fare come crede
Dicembre 19, 2007 at 10:31 pm
Una sorta di Interblog:
1. Sergio 7 scrive:
19 Dicembre 2007
Non si rischia di essere troppo concentrati su questo aspetto ?
Quanto costa all’Europa tenere in piedi una specie di torre di babele con decine di lingue e dialetti ? Non sarebbe piú semplice definire una lingua ufficiale e insegnare questa nelle scuole comunitarie ?
Non si richia di anteporre la conoscenza/competenza alla conoscenza delle lingue ?
2. enrico scrive:
19 Dicembre 2007
Beh, Torre di Babele è la confusione delle lingue, l’Europa mi sembra abbia in mente la pari dignità di tutte le lingue e quindi le considera tutte legittime, sicuramente non le vede come causa di confusione reciproca. Multilinguismo come valore comunitario, valore da praticare, certo è una sfida difficile.
Per quanto riguarda i dialetti, si sa che vengono chiamati dialetti per convenzione: in realtà non c’e nessun criterio linguistico che consenta di decidere se una parlata è un dialetto o una lingua. Insomma anche i dialetti sono lingue, almeno fino a quando qualcuno non esibisca un criterio di demarcazione effettivo e condiviso fra dialetto e lingua.
In ogni caso, la richiesta di una lingua comune (quantomeno) europea, quale quella che tu fai, è una richiesta forte.
Ci sono gli esperantisti che ritengono di avere individuato nella loro lingua artificiale la lingua comune, ma c’e chi dice che una lingua artificiale in realtà non è una lingua.
Sono quelli convinti che ogni lingua in realtà abbia una metafisica sottesa o influente, insomma per costoro la lingua ritaglia la realtà (categorizza) nei termini della cultura di cui quella lingua è espressione.
Questo presunto legame (inscindibile) fra lingua e cultura probabilmente è alla base del fatto che in Europa si è scelto di non dare minore dignità ad alcuna lingua e di non imboccare la strada di una lingua comune (sia essa naturale che artificiale).
In America sembra diverso , in Europa pare sia cosi’. Se poi davvero ogni lingua esibisca una propria “ontologia” e, al fondo, una intraducibilità radicale nei confronti di tutte le altre, questo è argomento di discussione.
Dicembre 20, 2007 at 9:01 am
Ciao Enrico,
secondo me multilinguismo e lingua ufficiale non sono assolutamente una contraddizione perché avere una lingua “ufficiale” ossia usata a livello amministrativo é una semplice esigenza lagata alle necessitá di efficienza ed efficacia delle amministrazioni. Da notare inoltre come questo a livello di imprese private sia giá un dato di fatto: la lingua “franca” in questo caso é l’inglese.
Detto ció ogni regione d’Europa potrá esprimersi nella propria madrelingua e magari, se se ne sentisse la necessitá potrebbe avere atti amministrativi bi o plurilingui (la lingua locale piú quella ufficiale a livello comunitario)
In questo modo tutti i cittadini europei dovrebbero essere almeno bilingui (meno al piú quelli giá con madrelingua ufficiale, in caso si scegliesse una lingua comunitaria come ufficiale) e si risolverebbe rapidamente il problema se nza negare l’identitá a nessuno.
Fra l’altro le persone non sarebbero piú valutate solo in base alla conoscenza della lingua ma verrebbe ripristinata la corretta valutazione basata sulla competenza permettendo ai migliori nel proprio campo di occupare le posizioni che meritano.
A me sembra semplicissimo (fosse per me adotterei comunque l’inglese fra l’altro) e l’incapacitá dell’Europa di fare un simile passo andandosi ad aggrovigliare su un ipotetico quanto irrealistico e regionalistico multilinguismo dimostra quanto l’Unione non sia un organismo in grado di affrontare e risolvere i problemi. Condannandoci cosí tutti al predominio americano oggi e probabilmente cinese domani
Dicembre 27, 2007 at 7:45 am
Anche secondo me il parametro della conoscenza linguistica é estremamente sopravvalutato. Ho partecipato ad una riunione per l’inserimento di mio figlio alle scuole elementari e le uniche domande che i genitori hanno posto erano sull’apprendimento della seconda lingua…non gliene frega piú niente a nessuno del percorso didattico.
Dicembre 27, 2007 at 12:52 pm
È proprio questo il problema: se nessuno fa piú caso alla reale formazione (sia questa professionale che scolastica) il risultato sará quello che avremo una massa di bilingui ignoranti. In un mondo competitivo come il nostro questo non é sicuramente qualcosa di rassicurante anche se guardando le cose senza una prospettiva a medio termine potrebbe sembrare l’opposto
Marzo 7, 2008 at 8:43 pm
E’ chiaro che studiare le lingue serve. Serve a aprirsi al mondo, conoscere gente e cultura diverse. Per me che sono francese, mi ha permesso di uscire dal mio ambiente parigino “sclerotizzato”,e anzitutto di sposare mia moglie italiana (parmigiana per la precisione) con chi ho avuto tre bravissimi figli bilingue…
Uno tra di loro studia le lingue italiana, francese e tedesco all’universita’ di Trento. Adesso, viviamo a Tolone sulla Costa Azzura ma tra alcuni anni, partiremo a vivere a Merano dove abbiamo una casa.
Infatti, abbiamo gia’ vissuto in Germania (magnifico paese) e vivere la’ dove si parlano due lingue, non ci fa fatica.
Pero’,sono dubitativo sulla politica della SVP, particolarmente segregazionistica, sulla problematica linguistica.
Infatti, sono contrario all’apartheid tra comunita’ italiana e tedesca, stabilito da questo partito etnico. Penso che la
“mixité” a scuola, dall’asilo in poi, sarebbe una vera “chance” per la gioventu’ altotesina,su questa terra al confine tra mondo latino e mondo germanico, qualsiasi il gruppo linguistico. E’ tempo che da Salorno a Vipiteno, si svegliono i cittadini e che si unisca la gente prescidendo la loro origine!
Salutoni a tutti.
Denis