Sarà senz’altro il tema dominante di questo nuovo anno. Al momento in relatà non si notano grandi novità se si eccettua forse il tentativo di Giovanni Benussi che però a mio avviso ha il grande limite di non essere sufficientemente coraggioso da correre da solo e cerca sempre un appoggio con i “vecchi apparati” (vedi es. intesa con Cigolla).
Come primo contributo vorrei proporre un pezzo molto interessante e per molti versi condivisibile dell’amico Bobbi Gualtirolo pubblicato qualche giorno fa sull’Alto Adige.
Egregio Dott. Durnwalder
Avendo letto la Sua intervista su questo quotidiano proprio ieri, sabato 29, mi sento in dovere di rispondere in merito alle Sue perplessitá circa il comportamento dei partiti italiani che come si dice “predicano bene ma razzolano male”, dicono cioè che serve unitá, ma in realtá coltivano ognuno il proprio (misero) orticello.
Triste veritá purtroppo. Parole cui non corrispondono fatti, perché, vede, uno dei grossi difetti di noi italiani, forse il peggiore, è che anche nella situazione piú infame cerchiamo comunque il nostro tornaconto rimanendo tragicamente divisi e non avendo (quasi) mai il coraggio di unirci per cambiare. Bisogna riconoscere invece al gruppo tedesco questa capacitá che ha portato ai risultati che tutti abbiamo sotto gli occhi. Ora, credo che le prossime elezioni politiche provinciali saranno l’ennesima debacle per il gruppo linguistico di cui io faccio parte, l’ennesima prova di particolarismo politico giocato su equilibri nazionali che nulla hanno a che fare con le esigenze della popolazione locale né tantomeno con quelle di una gestione piú partecipata dell’autonomia e che porteranno all’elezione di candidati frutto della frammentazione peggiore che si sia mai verificata in tanti anni.
Purtroppo devo anche constatare che dalla cosiddetta “societá civile” non arrivano segnali incoraggianti in tal senso. Un altro vezzo tipico di noi italiani è che amiamo delegittimare i politici che noi stessi abbiamo votato, e che puntualmente poi rivotiamo, succubi piú o meno consapevoli degli apparati organizzativi dei vari partitelli. Questo fa sí che dai cittadini non partano iniziative di un certo spessore e che diano adito a un nuovo impegno politico in grado di rinnovare lo stantío panorama in cui viviamo. Si aspettano le mosse dei partiti, ma come dice Lei, da questi partiti non arriva nulla che porti all’unitá dell’elettorato italiano, anzi arrivano ulteriori segnali di frazionamento. Mi sono chiesto in questi mesi se davvero la SVP voglia avere un partner italiano forte, cioè rappresentativo con il quale gestire l’autonomia. Da semplice cittadino (suo malgrado) sempre meno interessato alla politica mi sono dato molte risposte, ma mi sembra che quella piú verosimile sia che di fronte a questo panorama desolante della politica del gruppo linguistico italiano, anche un partito che ha la maggioranza assoluta come il Suo, sia in difficoltá e lo sia proprio perché, avere la maggioranza, non aver problemi nel gestire le scelte politiche senza un partner credibile è quantomeno imbarazzante.
Voglio interpretare positivamente questa esigenza nel senso che anche un partito come la SVP sente l’esigenza del confronto democratico e del dialogo e che le stanze del potere desolatamente vuote danno un senso di disorientamento e alimentano quel senso di onnipotenza che in ultima analisi non fa bene a nessuno che abbia a cuore la vita democratica di un Paese.
Perché si potesse compiere quel salto di qualitá di cui si avverte l’esigenza a livello politico nel gruppo italiano, bisognerebbe che i partiti scegliessero di fare un passo indietro a favore di un progetto che unisse l’elettorato italiano (e questo sarebbe assolutamente possibile se si partisse dalle esigenze della popolazione) e lo portasse finalmente ad essere protagonista dell’autonomia. Ma i partiti questo passo non lo faranno. Resteranno ancorati al loro centimetro quadrato di orticello dal quale sperano di ottenere la massima rendita di posizione, ottusamente (o furbescamente) convinti che la disgrazia dell’avversario sia di beneficio per sé.
Egregio Dott. Durnwalder, non siamo davvero in buone mani e non lo dico in riferimento alle persone. Abbiamo sperimentato ampiamente in questi anni come non sia questione di persone (le quali si sa fanno errori piú o meno madornali) ma di quadro complessivo nel quale si trovano ad operare e che non permette in ultima analisi di avere uno spazio di manovra reale e incisivo. Senza questo quadro, questa cornice, questo sfondo, non sará possibile per nessuno operare dei reali cambiamenti e dare una speranza al gruppo linguistico italiano. Si produrranno invece piccoli e miserabili feudi in cui voleranno coltelli e si trameranno complotti (come hanno ampiamente dimostrato le recenti cronache politiche).
Io so che non legge molto la stampa italiana, ma gradirei da Lei una risposta a queste mie considerazioni. Dai miei concittadini invece gradirei un’impennata di orgoglio, non vetero-nazionalista (sarebbe davvero risibile) ma di quelle che talvolta fanno grande il nostro povero Paese e che ci portasse quantomeno a sfiduciare alle prossime elezioni questo sistema di partiti fondato su una logica “romana” e non legato alle esigenze del territorio. E una riflessione seria da parte di tutti: prendiamoci a cuore i nostri diritti civili. Qui in Alto Adige dobbiamo ancora fare molti passi in avanti in questa direzione.
Gennaio 9, 2008 at 5:51 pm
Non capisco del tutto Bobbi Gualtirolo.
Innanzitutto non è vero che Durnwalder non legge attentamente la stampa italiana. Lo fa, è organizzatissimo, pero’ non si fa tirare per la giacca a rispondere.
Poi non capisco perchè andare a raccontare a Durnwalder di quanto sia miserando il gruppo italiano (almeno nei suoi rappresentanti politici). Durnwalder che rimedio puo’ trovare per un gruppo che non è il suo? (al di là della retorica che Lui è il presidente di tutti?)
In ogni caso Gualtirolo (che sembra quasi scusarsi con Durnwalder di essere italiano) ha assunto in pieno la logica dei gruppi linguistici per cui qui in primo luogo uno si qualifica (italiano, tedesco, ladino) poi si sente autorizzato a dire la sua al Presidente.
A Gualtirolo, insomma, non passa neanche per l’anticamera del cervello di dire: “Egregio Presidente della Provincia, sono un cittadino dell’Alto Adige/Suedtirol e mi rivolgo a lei per segnalare il seguente problema(…descrizione del problema…)e propongo la seguente soluzione (…descrizione della soluzione…). Gualtirolo preferisce dire piangendo al Presidente: sono italiano e non ho rappresentanza politica degna, cerchi almeno Lei di darmi/darci una mano.
Francamente a una presa di posizione del genere preferisco mille volte quella a suo tempo espressa da Elena Artioli: sono italiana, vedo che in politica solo la SVP lavora bene a Bolzano, mi metto con quel partito, che male c’e'? E a ben vedere Elena Artioli ci si è messa con serietà e impegno.