In questi giorni si é riacceso il dibattito sulla questione sudtirolese e per via delle commemorazioni del 4 novembre si é molto posto l’accento sull’aspetto storico della vicenda.

Un commento in particolare mi ha colpito: parlando di toponomastica qualcuno ha affermato che i toponimi ufficiali dovrebbero essere solo quelli storici.

In questa affermazione vedo due problemi di carattere logico e semantico :

  • logico : perché mai nel presente si dovrebbe applicare la regola storica ? Sinceramente quello del ripristino nel presente della toponomastica storica é una cosa di cui non riesco a cogliere la “ratio”, se non appunto quella della rivalsa; sicuramente non quello della “giustizia” che grazie a Dio non é basata sulla legge del taglione.
  • semantico : cosa vuole dire storico ? Quando qualcosa puó essere considerato “storico” ? Normalmente si dá valore storico a qualcosa che ha alle spalle una consolidata tradizione, uso. Sicuramente i toponimi italiani, dopo quasi un secolo d’uso e il passaggio di diverse generazioni, giusto o sbagliato che sia, possono sicuramente fregiarsi dell’appellativo storicio; quindi la loro abolizione in nome della storia sarebbe un vero errore storico.

Al di lá di queste considerazioni ritengo che citare la storia in un contesto come quello della questione etnica sia un grave errore che serve solo a spostare il fuoco dell’attenzione dal presente e a ribattere fittiziamente sempre sui soliti tasti nazionalisti (da entrambe le parti si intende) con il solo fine di rendere sempre piú difficoltoso ogni tentativo di integrazione e pacifica convivenza in questa nostra bella terra.

Quello che é successo con il referendum di Cortina, e prima ancora con gli altri tentativi di passaggio al Trentino di alcuni comuni veneti é un fatto che puó essere interpretato in diversi modi. Chi gli dá un’interpretazione di tipo storico, chi quasi nazionalistico, chi la vede solo in chiave puramente economica.

In effetti i fatti accaduti (ultimo quello di alcuni comuni emiliani che vorrebbero passare sotto la provincia di Cremona) sono diversi cosí come le motivazioni e l’”ambientazione”; tuttavvia trovo in tutti una motivazione comune ossia quella di passare in un territorio dove si é meglio amministrati. Non solo quindi una questione prettamente economica ma molto piú ampia che coinvolge l’intero sistema amministrativo.

Quello che stá accadendo é una sorta di federalimo all’incontrario: fintanto che si é potuto si é cercato di dare fiducia alle istituzioni locali addosando allo stato centrale e centralista tutte le colpe della cattiva amministrazione. Ora che questo processo di “delocalizzazione” evidenzia i suoi limiti e non potendosi ulteriormente delocalizzare si va alla ricerca della soluzione dei problemi cercando di aggregarsi con chi stá meglio percorrendo il processo federalista all’incontrario. Tutti chiederebbero, a paritá di condizioni, di passare all’Alto Adige o al Trentino, ricomponendo cosí lo stato centralista.

Perché se é vero che l’Alto Adige (e il Trentino) sono ben governati (dove buon governo ha un significato comunque relativo – non si ruba o si ruba poco) é altrettanto vero che l’Alto Adige é amministrativamente quanto di meno federalista si possa immaginare: una provincia cannibale governata da sempre da un solo partito che detiene una maggioranza assoluta e che sottopone la societá civile al giogo etnico che é parte caratterizzante del proprio statuto.

Ma tant’é: vuoi per la maggior disponibilitá economica, vuoi per la maggiore onestá e competenza dei propri amministratori, vuoi per via della semplificazione enorme che avere una maggioranza assoluta comporta qui si é meglio amministrati.

È ed significativo, sconcertante e buffo che tutti vogliano venire in un posto dove molti invece si sentono in disagio.


Ieri il Papa é tornato sula questione dell’obiezione di coscienza per i cattolici; nello specifico ha affermato che i farmacisti cattolici hanno il diritto di fare obiezione di coscienza e rifiutarsi di vendere medicinali che siano in contrasto con l’etica cattolica (es. farmaci abortivi ecc.)

Ci risamo: si fa una grande confusione fra diritti e doveri e ora si gioca anche sul concetto di obiezione di coscienza.

Andiamo con ordine:

  • Diritto é qualcosa sancito dalla Legge o dalla costituzione e comunque solo lo Stato (per le cose terrene) puó sancire diritti e doveri.
  • La professione del farmacista é regolamentata per Legge: allo stato attuale questa Legge non concede nessun diritto all’obiezione di coscienza; al contrario i cittadini hanno il diritto di acquistare i farmaci che il loro medico prescrive nel pieno rispetto delle leggi vigenti
  • Nessuno impone a chichessia di fare cose contrarie alla sua etica e alla sua coscienza: se una persona non se la sente di vendere la pillola RSU o ha altre riserve morali nello svolgere la professione di farmacista cosí come stabilito dalla Legge, allora semplicemente non esercita quella professione
  • L’obiezione di coscienza puó essere invocata solo laddove esiste un obbligo generale, come ad esempio quello della leva obbligatoria: in quel caso non c’era libera scelta, fare il militare era un dovere e disattenderlo significava essere sottoposti a gravi sanzioni (carcere militare); fintanto la legge non l’ha previsto poi, nemmeno in questo ambito era prevista l’obiezione di coscienza e l’obiettore in effetti finiva in carcere.

Ricapitolando : quello del cittadino é un diritto, mentre quello del farmacista un dovere; affermare il contrario significa non incitare alla violazione della legge (e per fortuna Federpharma lo ha ribadito) ma quel che é peggio negando ad altri un diritto. (l’obiezione alla leva comunque non pregiudicava il diritto di nessuno)

Non c’é che dire: un bell’esempio di democrazia…

D’altronde non c’é da meravigliarsi, visto che questo (oggi dal sito del vaticano) é il pensiero di Ratzinger riguardo la politica :

Quando una societa’ rinuncia al bene principale della fede e della verita’ che essa contiene, le scelte politiche che vengono compiute sono determinate solo dall’opinione pubblica e dal calcolo, in questo modo viene meno ogni distinzione fra bene e male e il relativismo ha la meglio

Tradotto: solo la fede (cattolica) ha la la veritá e sa distinguere fra il bene e il male, l’opinione pubblica é mossa solo dal calcolo e quindi non ha diritto di fare politica.

Ogni volta che mi reco al lavoro, poco prima di entrare in ufficio, passo davanti alla fiera di Bolzano e mi trovo davanti, un po’ logoro per l’etá, un manifesto pubblicitario della birra Forst.

Ad una prima occhiata non sembra esserci niente di strano ma guardandolo con un po’ piú d’attenzione salta all’occhio un fatto strano : lo slogan, semplice e diretto, non é uguale nelle due lingue.

“Das Bier unserer Heimat” se fosse tradotto suonerebbe qualcosa del tipo “La birra della nostra patria”, che oggettivamente in italiano non sarebbe granché come slogan pubblicitario.

Spinto dalla curiositá sono andato sul sito della Forst e sorpresa…lo slogan in tedesco (che lí deve essere ad uso non solo della popolazione locale ma di tutta l’area germanofona, non é come nel cartellone pubblicitario, bensí é “Der reine Genuss”, molto piú simile alla versione italiana anche se non la esatta traduzione. Heimat non compare quindi nemmeno nella versione tedesca.

A questo punto é quindi assodato che il cartellone di fronte al mio ufficio é stato fatto appositamente per l’Alto Adige e quindi il fatto che lo slogan in italiano non sia la traduzione di quello tedesco puó dare origine a diverse interpretazioni, lo ammetto, anche dietrologiche.

Oggi ne ho parlato in un altro forum e Ètranger in risposta mi ha inviato questo interessante spunto che mi permetto di citare :


Foglietti sudtirolesi [Das Bier unserer Heimat]

Giornata oziosa trascorsa a bere chinotto in un bar di Bolzano. Tra le altre cose, mi colpisce un’insegna pubblicitaria affissa a un muro di cemento oltre la strada. È un cartellone gigantesco. Accanto al solito paesaggio dolomitico, vi sono impressi due bicchieri di birra e uno slogan bilingue che vale un trattato di antropologia: “Das Bier unserer Heimat” – “Birra allo stato puro”. Il testo, improntato a un’immediatezza di stile che ricorda il peto di un bove, mi piace per la sua doppia valenza: è la réclame della Forst, ma è anche un involontario aforisma sugli oltre ottant’anni di sradicamento italiano in Sudtirolo.
Non c’è niente da fare: il riferimento alla Heimat, che in tedesco funziona sempre, sugli italiani non esercita alcun appeal.
Mi torna in mente il pensierino di un mio scolaro, scritto a commento di una lunga discussione in classe, all’indomani del referendum su Piazza della Vittoria: “Gli italiani, da oltre ottant’anni, sono conficcati in Sudtirolo come una spina nell’occhio, come un coltello nella schiena, come una pallottola in fronte, come una spada nel cuore”.
Nella sua sbiadita inattualità, quest’immagine mi piacque molto e mi piace ancor oggi. Non ha nulla di pomposo. Semplicemente, ritrae una ferita aperta che nessuno ha interesse di rimarginare. Più che un archetipo del delitto, essa è la foto tessera appiccicata sulla carta d’identità della nostra provincia. I tedeschi e gli italiani del Sudtirolo vi sono rappresentati insieme. Gli uni esibiti in figura di corpo violato, gli altri a sembianza di corpo estraneo.
D’accordo: forse si tratta di un’immagine sfocata o addirittura contraffatta. Più che una foto, sembra un fotomontaggio. Ma racchiude un contenuto importante: il vittimismo dei tedeschi e il disagio degli italiani sono le due facce inguardabili della stessa medaglia.

Niente da dire, commento azzeccatissimo, a cui manca solo una piccola nota “maliziosa” che peró conoscendo le idee dell’autore é normale non sia presente. Secondo Ètranger il motivo di questa mancata traduzione letterale é prettamente di marketing: Heimat in italiano oltre ad essere difficilmente traducibile, é un concetto che qui fra gli italiani non fa presa.

Io invece, che se c’è da pensare male, lo ammetto, sono il primo a farlo, sarei propenso a interpretare la cosa diversamente: Heimat é un concetto che per gli italiani (che sono ospiti) non é applicabile.

A favore di questa mia tesi maliziosa e dietrologica porto a sostegno due fatti :

  • Se fosse come dice Ètranger allora lo slogan tedesco nel sito Forst dovrebbe essere come nel cartellone pubblicitario: perché cambiarlo per persone che usano la stessa lingua ? L’unica risposta plausibile che la mia mente malata di dietrologia riesce a partorire é che germanici, austriaci e svizzeri sono come gli altoatesini: stranieri per cui Heimat é inapplicabile
  • Quello della Forst non é l’unico caso; in effetti non riesco a ricordarmi nemmeno un caso in cui la parola Heimat é usata (nemmeno tradotta) in riferimento ai cittadini di lingua italiana. Posso citare un altro esempio, che sebbene non cosí chiaro, risulta abbastanza significativo: ricordate il concorso della Cassa di Risparmio “Conosci la tua provincia?” ? In tedesco si chiama “Kennst Du Deine Heimat?” (notare il Deine scritto maiuscolo). Anche in questo esempio la parola Heimat non é stata usata nella versione italiana, ma almeno é stato usato “tua” provincia…giá un passo in avanti.

Puó essere che io non rappresenti un campione significativo dei sudtirolesi di lingua italiana ma Ètranger, ti assicuro che se lo slogan della Forst fosse stato “La birra della nostra terra” né sarei stato molto felice (e avrei acquistato piú birra)

A questo punto il dibattito é aperto :

Heimat é intraducibile o inapplicabile ?

Io la mia l’ho giá detta, pubblico qui la tesi di Ètranger come contrappeso alla mia :


L’intraducibilità della “Heimat”

Come si traduce, in italiano, la parola tedesca Heimat? Il vocabolario suggerisce alcune possibilità: “patria”, “piccola patria”, “paese natale”, “luogo natio”, “terra natia”. Il limite di tutte queste traduzioni non risiede nell’intraducibilità del significato a cui esse si sforzano di conformarsi, quanto piuttosto nella presupposizione di autoreferenzialità che qui sembra sottrarre l’aspetto fisico della parola da tradurre (cioè il suono e la grafia di una parola della lingua tedesca) al comune spazio di significazione dischiuso dalle parole pronunciate o scritte in italiano. È insomma come se, proferendo la parola Heimat, l’effetto di senso prodotto dalla combinazione di queste sei lettere rifluisse nel perimetro di quell’unico suono, per sottintendere, a guisa di un dialetto scontroso, una comunicazione per pochi. Estremizzando: solo chi può dire “Heimat” può alla fine anche avere una Heimat. Come si sa, è in seguito alla ferita provocata dall’annessione del Sudtirolo all’Italia, che l’ingenua semantica dell’Heimat si è ritratta nel guscio di questa autoreferenzialità immunitaria, trasferendo sul piano dell’intraducibilità linguistica la ripulsa e la rivalsa nei confronti degli invasori molesti. Da un lato, la difficoltà di tradurre in italiano la parola Heimat esprime così l’ostinazione degli “italiani” a voler ricavare il proprio sentimento d’appartenenza dalla saldezza formale dei confini e della lingua di Stato, dall’altro allude all’opposizione dei “tedeschi”, che reagirono all’inclusione in quegli stessi confini estromettendo (per sempre?) gli “italiani” dal rifugio affettivo e dal linguaggio della Heimat. Una cosa però balza agli occhi: sulla scena attuale non vi è sofferenza. Ognuno sembra assuefatto al proprio ruolo, ognuno recita distrattamente il proprio rancore. Come inebetiti o sotto l’effetto di un potente narcotico, ci siamo abituati a convivere con questo modo di convivere.


Come era prevedibile ha vinto Lui(s). Nessuna penna nera disturberá nel 2009 le celebrazioni hoferiane.

Non mi dilungo in un commento ma mi limito a citarne due dal blog BBD che mi sembrano completi ed equilibrati :

Penne o piume: tertium non datur

Il nodo di Durni

Solo una cosa mi preme sottolineare : la mancanza di reciprocitá. Nessun rappresentante della maggioranza cittadina si é nemmeno sognato di commentare in modo negativo le manifestazioni in onore di Andreas Hofer sebbene nell’ambito bolzanino siano tutto meno che “sentite” dalla maggiornaza della popolazione.

Per far desistere gli Alpini invece si é scomodato (e in piú occasioni e con toni poco concilianti) il Landeshauptmann in persona. Mi domando cosa sarebbe successo se Prodi avesse detto nei confronti degli Schützen quello che Durnwalder ha detto a proposito della raduno degli Alpini.

Personalmente non sono interessato né alle celebrazioni hoferiane né alla raduno degli Alpini, tuttavvia questa vicenda mette in evidenza come in questa terra ci sia sempre qualcuno che ha “piú ragione” degli altri e fa pesare la propria maggioranza come un macigno eretto per evitare contaminazioni e un normale rapporto fra le genti che qui (in pieno diritto) vivono.

P.S.

Spero che nel 2009 la Ferrari non ripeta il successo di quest’anno, altrimenti ho paura che la bandiera ferrarista che da sempre troneggia sul mio balcone in caso di successo sarebbe interpretata come intollerabile provocazione fascista.


Solo oggi ho letto una vecchia intervista di Fazzi sull’Alto Adige riguardante il disagio e che ho deciso di riportare sul blog perché mi trova in piena sintonia e dimostra due cose importanti :

  • Si possono affermare certe cose senza essere tacciati di essere fascisti (o post-fascisti); Fazzi é sicuramente al di sopra di ogni sospetto
  • La percezione che dall’esterno si ha delle faccende in Alto Adige é molto distante da quella, distorta, che abbiamo noi dall’interno dove ormai certe cose aberranti vengono vissute come normali o inevitabili

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PARLA FAZZI «Gli italiani crollano e i giovani fuggono: questo è il Sistema. I bravi vanno via e non tornano, l’impoverimento è brutale e la classe politica ne è lo specchio. L’opposizione ormai non esiste più: i sudtirolesi stanno troppo bene e i Verdi sono colonizzati dagli ex Volkspartei»

di MARCO RIZZA [Quotidiano "Alto Adige", 10.10.2006, pag.17]

«Guardatevi attorno. Tranne rare eccezioni, i giovani italiani in gamba lasciano l’Alto Adige per fare carriera altrove e non tornano più. Il depauperamento del gruppo italiano è brutale». Luca Fazzi misura le parole, ma ognuna pesa una tonnellata. Sociologo, docente all’università di Trento ma bolzanino di nascita, Fazzi interviene nel dibattito sull’assenza degli italiani dai posti di vertice in Alto Adige. E dà del sistema una lettura desolante, secca, drammatica.

Avrà letto le polemiche sul «peso» degli italiani. Cosa ne pensa?

La penso esattamente come l’articolo dedicato a questa cosa dalla ff. Piuttosto stupisce lo stupore rispetto a fatti noti da 30 anni – ossia da quando Langer parlava della legge del pendolo…

In effetti la classe politica dirigente è fredda sul «disagio degli italiani». Non credono al fenomeno?

Al contrario, hanno l’assoluta consapevolezza di questa situazione. Basta guardare le statistiche per accorgersi che gli italiani tra i 30 e i 50 anni non ci sono più. Chi ha potuto è andato via. E non torna: non perché non sappia il tedesco ma perché questo è il sistema. I casi sono decine. Le università e le aziende in Italia e all’estero sono piene di bravi bolzanini.

Tutto sotto gli occhi del centrosinistra?

Ma il centrosinistra esprime solo il depauperamento del gruppo italiano. L’impoverimento di competenze e capacità. Il deputato l’hanno dovuto prendere a Belluno, no? C’è un dato brutale, ossia che i giovani altoatesini fanno carriera quasi esclusivamente nel resto d’Italia. Il gruppo italiano ha perso la sua capacità di posizionarsi nella società. E la sua classe politica non è altro che lo specchio di questa situazione.

Almeno ora del disagio se ne parla. Per anni parte della politica italiana ha rifiutato di discuterne bollandolo come argomento da nostalgici o fascisti…

Dal punto di vista tecnico è l’attuale sistema ad avere tratti fascistoidi. È un sistema basato sul monopolio del potere e sulla prevaricazione rispetto alle regole. A Parigi ho raccontato ai colleghi della vicenda-Vaja, e si sono messi a ridere: per un oggettivo osservatore esterno questi casi sono puro abuso di potere. In Alto Adige c’è un sistema che impone un’identità etnica e che si giustifica richiamandosi ad un torto subito decenni fa e ormai ampiamente ripagato dallo Stato attraverso l’autonomia. Finora è andata bene ma c’è il rischio che riemergano tensioni.

Però si dice: meglio così che la guerra balcanica.

È una mascalzonata. L’Alto Adige non è paragonabile alla Jugoslavia o ai Paesi baschi. Non lo è per la sua ricchezza economica, la tradizione, la storia. È un’altra realtà. Altro che guerriglia, qui si parla di migliorare l’autonomia. Si potrà discutere dello strapotere di Durnwalder o Ebner, o no?

Il quadro che dipinge è fosco. Soluzioni?

Il sistema, QUESTO sistema da solo non cambia. Conserva se stesso. I politici sanno benissimo che la situazione è iniqua, ma se vuoi fare il segretario della Svp non puoi fare anche il progressista, sennò ti fucilano. Piuttosto firmi la petizione degli Schützen. A cambiare le cose potrebbero essere spinte esterne. Mentre si continua a parlare di italiani e tedeschi, gli immigrati in Alto Adige sono 30 mila ed entro 10 anni saranno 60 mila. Questo cambierà le cose. A proposito di Pichler Rolle…

Cosa?

È vero che ha firmato la petizione, ma poi la Svp ha dovuto frenare perché troppe luci si stavano accendendo sull’Alto Adige. E chiunque lo guardi da fuori vede una cosa molto chiara: un gruppo dominante e un gruppo che crolla. Chiunque lo vede a meno che non faccia come la Gnecchi, per la quale gli stranieri iscritti nelle scuole italiane sono tout court italiani. È ovvio che non è così, perché allora è italiana anche la minoranza sudtirolese…

Lo ammetto, non sono un buon elettore di sinistra: non ho votato per le primarie del Pd !!

Il perché é presto detto; non mi dá alcuna garanzia di soddisfare quel prerequisito che considero fondamentale affinché un partito mi possa rappresentare: la laicitá.

Nel Pd é confluito (con un peso notevole) un partito come la Margherita che é stato promotore di leggi come quella sulla procreazione assistita che rappresenta a mio avviso uno degli esempi piú deleteri di uso etico della legge. Come possa il Pd risolvere questo conflitto é per me difficile da immaginare, so solo che fintanto non lo avrá fatto non vedrá il mio voto.

Sia chiaro: nulla in contrario che nel Pd vi siano dei cattolici, a patto che siano laici. Chi non sa distinguere la differenza che c’é fra consentire e obbligare e nel contempo impone per legge una propria etica (es. : divieto di fecondazione eterologa) nella sfera privata dei cittadini non puó rappresentarmi.

A dire il vero la mia impressione é che la nascita del Pd piú che quella di un partito politico sia simile ad una fusione societaria per acquisire maggiori quote di mercato. Mi sfugge, al di lá di attrarre il maggior numero di elettori “moderati”, quale sia il vero progetto politico sottostante. Vedremo…

Quello che sta accadendo all’interno dei progetti Lafis/eGov é noto ai piú anche se ufficialmente se ne parla poco : un blando articolo su FF e un’interrogazione dei Verdi senza alcun seguito (1).

Siamo al grottesco ma andrá a finire come al solito, prima o poi qualcosa salterá fuori e sará celebrato lo straordinario successo…

Ci sono tante cose in questa vicenda che mi amareggiano ma ce n’é una in particolare che mi ha colpito : l’atteggiamento da struzzi da parte delle persone coinvolte.
Capisco chi su questi progetti ha posto le basi per una sua “incoronazione” al vertice, ma gli altri ?

Quelli che sanno che i risultati non arrivano, quelli che sanno dei costi astronomici sostenuti, quelli che in tutte le riunioni con chi nei progetti ci lavora sente il reale stato delle cose, quelli che dicono di aver capito ma per “prudenza” se ne stanno fuori, quelli che fanno finta di non aver capito, quelli che ancora non hanno capito (beh, quelli poverini non hanno colpa, ma dubito che ci sia ancora qualcuno dotato di un QI > 50 in questa categoria…)

In fin dei conti sono solo soldi pubblici: chissenefrega ? Perché rovinarsi o complicarsi la vita/carriera ?

Meglio 100 anni da zerbino che 1 da leone é il moto dei nostri impavidi.

Non resta che prendere nota che il senso civico é morto . Ma se ne trovo uno ad applaudire ai vaffaday di Grillo giuro che gli sputo in un occhio ;-)

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(1)
Forse tutti non sanno che alla risposta data all’interrogazione dei verdi alla domanda : “cosa é stato fatto finora?” é stato citato con risalto GeoLafis. Tutti sanno che Geolafis non é stato fatto da mister H. né tanto meno é basato su sua tecnologia. Attribuirgli ufficialmente qualcosa di non suo é la prova che stiamo veramente grattando il fondo del barile…


Quello che succede in questi giorni nel centro-destra locale é la dimostrazione che gli italiani in Alto Adige sono considerati semplice merce di scambio e per giunta di scarso valore.

Il grande mercante ci ha messo 5 secondi a silurare la Biancofiore e chissá cosa sta promettendo alla SVP pur di mandare a casa il governo Prodi. Governo Prodi che per altro per ovvi motivi giá era prono ai voleri SVP.

Che tristezza…
D’altronde chi se ne frega di pochi italiani relegati ormai in un paio di ghetti in “terra straniera” ?

L’unica possibilitá, sempre ammesso che non sia troppo tardi, sarebbe quella di avere un partito di raccolta, non legato ai partiti nazionali e “apolitico” con l’obiettivo primario di consentire ai cittadini di lingua italiana di essere parte di questa autonomia a pieno titolo e magari cercando di far passare quelle istanze di riforma dell’autonomia stessa condivise anche da una buona fetta dei cittadini di lingua tedesca.

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